PBA e Gravidanza
Dr. Lorenzo Bergami

21 Marzo 2017

Studi stanno dimostrando sempre più la pericolosità del bisfenolo A, meglio conosciuto come BPA: una sostanza chimica contenuta in moltissimi imballaggi alimentari e oggetti di uso comune. I ricercatori hanno riscontrato come il venire a contatto, ma soprattuto l’ingestione di questa sostanza da parte di donne gravide, porti ad aumentare notevolmente il rischio di obesità dei futuri nascituri.

La gravidanza è un momento speciale nella famiglia. Non c'è niente di più gioioso come la nascita di un bambino. È quindi di fondamentale importanza che durante la gravidanza siano curate alimentazione ed idratazione. Ci sono vari fattori infatti che possono influenzare il processo di sviluppo del bambino e potrebbero portare alla comparsa di patologie future. Non è un fatto nascosto che purtroppo quasi tutto ciò che mangiamo e beviamo quotidianamente contenga sostanze chimiche. Questi e altri fattori sono dannosi non solo per la nostra salute, ma quella del nostro futuro bambino.

Spesso non si riesce nemmeno a prestare molta attenzione alla spesa alimentare che facciamo durante la settimana: diamo semplicemente per scontato che sarà un bene perché ci permetterà di mangiare.

Invece anche qualcosa di semplice come l'acqua in bottiglia può influenzare la salute.

Un recente studio condotto da The Endocrine Society con sede a Washington DC, ha evidenziato che le donne in gravidanza le quali bevono bevande da bottiglie di plastica con BPA, potrebbero aumentare il rischio di obesità dei propri figli. I ricercatori hanno scoperto che la sostanza chimica bisfenolo A (BPA), un disgregatore ormonale, è legata a questo aumento di probabilità di riscontrare tale patologia. Quando infatti il bambino è esposto a BPA, diventa meno sensibile a un ormone, il quale è responsabile del controllo dell’appetito, la leptina.

Che cosa è BPA?

Il bisfenolo A è un composto chimico di sintesi che viene spesso utilizzato nella fabbricazione di certi tipi di plastica. Come tale si trova in molti contenitori per alimenti, tra cui le bottiglie. Si tratta di un solido incolore che è solubile in solventi organici, e in qualche misura è solubile in acqua.

Può interferire con il sistema endocrino imitando gli estrogeni, uno dei principali ormoni sessuali presente soprattutto nel sesso femminile. La ricerca indica che l'esposizione a BPA è quasi universale. Più del 90% delle persone testate ha riscontrato avere livelli rilevabili di BPA.

I ricercatori dello studio hanno scoperto che i topi nati da madri esposte a BPA erano meno sensibili alla leptina, chiamato anche ormone della sazietà. La leptina aiuta a inibire l’appetito, inviando segnali a una regione ipotalamica del cervello.

Il Dr Alfonso Abizaid del Dipartimento di Neuroscienze presso la Carleton University di Ottawa, Canada ha detto: "I nostri risultati mostrano che il bisfenolo A può promuovere l'obesità nei topi, modificando i circuiti ipotalamici nel cervello che regolano l’equilibrio alimentare ed energetico”. “Si altera così in modo permanente la neurobiologia nei topi affetti, rendendoli inclini all'obesità da adulti."

Per verificare come BPA può favorire tale patologia, i ricercatori hanno alimentato i topi in stato di gravidanza aggiungendo BPA ai loro alimenti. I topi sono stati esposti a dosi di BPA inferiori ai livelli ritenuti sicuri dalla US Food and Drug Administration and Health Canadese. Quando sono nati i topi, i ricercatori hanno iniettato a loro alcune dosi di leptina a vari intervalli e poi hanno esaminato sangue e tessuto cerebrale per valutare la risposta all’ormone.

Effetti nocivi del BPA

"Dal momento che il BPA è stato collegato anche all'obesità negli esseri umani, le persone devono essere consapevoli che i fattori ambientali possono portare a una maggiore suscettibilità a patologie metaboliche", ha detto il dottor Alfonso Abizaid. Un rapporto pubblicato in ottobre 2016 ha affermato che alcune bottiglie di plastica contengono sostanze chimiche ormonali che possono causare il cancro, il diabete, l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e l'autismo.

Eppure queste sostanze si trovano anche in migliaia di prodotti di uso quotidiano, che vanno dai contenitori, ai detergenti, ai giocattoli e ai cosmetici. Queste sostanze chimiche sono responsabili di molteplici patologie, le quali costano agli Stati Uniti circa 340 miliardi di dollari all’anno.

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